Ildegarda nacque, ultima di dieci fratelli, a Bermersheim vor der Hohe, vicino ad Alzey, nell’Assia Renana, nell’estate del 1098, un anno prima che i crociati conquistassero Gerusalemme.

La sua era una famiglia aristocratica. Entrò in convento all’età di 8 anni e vi rimase fino alla morte, avvenuta il 17 settembre 1179, all’età di 81 anni, età straordinaria, la vita media era 40/45 anni.

Nell’abbazia benedettina di Disinbodenberg, imparò a leggere e scrivere in tedesco e latino, studiò la Bibbia e il canto gregoriano. Il suo talento sconfinato convinse l’abate ad aprirle la porta della biblioteca che spaziavano dagli scritti dei Padri ai migliori testi dell’enciclopedismo medievale. Ai suoi tempi poche monache erano istruite, la conoscenza e il potere erano dominio maschile.

A 38 anni divenne magistra e moltissime furono le aspiranti che bussavano al monastero per essere sue monache. Iniziò un lungo contenzioso con le autorità ecclesiastiche per separarsi dal complesso maschile – a quei tempi non era previsto che le monache fossero autonome – e attorno al 1150 fondò il suo primo monastero.

Ildegarda “colei che è audace in battaglia” capì che aveva una battaglia importante da combattere: si spogliò di tutte le paure e pregiudizi di quel mondo al maschile per scuotere le coscienze del suo tempo, denunciando i soprusi dei poteri temporale e spirituale.

Fu consigliera di papi e imperatori e dei grandi potenti del suo tempo. L’imperatore Federico Barbarossa rimase affascinato dalla forte personalità di Ildegarda. Egli le offrì la sua protezione in un tempo che vedeva divisi Papato e Impero (Lotta delle Investiture). Questo non le impedì, in seguito, di prendere posizione contro Barbarossa, a favore del Papa legittimo Alessandro III, quando questi nominò un antipapa.

La sua indipendenza di pensiero era notevole e sorprendente per l’epoca. Scelse, ad esempio, di celebrare nei giorni festivi Dio nella letizia, lasciando che le sorelle del convento si vestissero di bianco, senza velo, con i capelli sciolti e ornati di fiori, per danzare e cantare le lodi a Dio.

Spirito anticonformista, non esitò a opporsi alla Chiesa ufficiale e a denunciarne la corruzione.

Pur da monaca benedettina votata alla clausura, svolse viaggi di predicazione e fondò due monasteri.

Ildegarda fu anche una mistica: tutta la sua vita fu accompagnata dal dono profetico delle visioni e i suoi scritti, come lei tiene a sottolineare, sono frutto della voce divina.

Ildegarda sapeva che la Chiesa considerava con molto sospetto qualsiasi forma di misticismo, visione o profezia ed era cosciente del rischio che correva se avesse divulgato le sue visioni. Le tenne per sé fino all’età di 42 anni, quando la “Luce vivente” le intimò di scrivere ciò che vedeva.

A quel tempo, Ildegarda era allettata, proprio per questa lotta interiore tra il desiderio di divulgare e la paura di farlo. La “Luce vivente” le comunicò che l’unico modo per riprendere in mano la sua vita era seguire la strada che le era stata indicata. Così Ildegarda chiese e ottenne la protezione di Bernardo di Chiaravalle cui raccontò delle visioni, ponendosi come umile creatura al servizio di Dio.

Bernardo la tranquillizzò, la incoraggiò e la incitò a rivelare ciò che le veniva detto e che percepiva durante le sue visioni, procurandole l’avvallo autorevole di papa Eugenio III che nel 1147 la consacrò “Profetessa del Reno”.

Ildegarda, su invito dei Papi (Eugenio III, Adriano IV e Alessandro III), esercitò un fecondo apostolato effettuando alcuni viaggi, non privi di disagi e difficoltà, per predicare nelle pubbliche piazze e in varie chiese, monasteri e cattedrali. L’ultimo viaggio lo intraprese nel 1170 (a 72 anni) ed ebbe per meta la Svevia.

Nella sua biografia si racconta che, una volta morta e sepolta, Ildegarda continuava a prendersi cura degli uomini. La sua tomba emanava profumi, i malati che vi si recavano guarivano, le preghiere venivano esaudite, così molta gente andava in pellegrinaggio a Rupertsberg. La ressa divenne tale che le monache chiesero aiuto all’arcivescovo di Magonza che andò sulla sua tomba implorandola di astenersi da altri miracoli. Ella obbedì. Le sue reliquie furono successivamente trasportate a Eibingen.

Nell’Ottobre del 2012 papa Benedetto la nomina Dottore della Chiesa Universale.

La prossima volta vi parlerò di alcune delle sue doti.

Chiara Rossi

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