Da poco tempo sono passata dall’essere studentessa ad insegnante, un passo apparentemente importante in cui però i quesiti che mi pongo restano gli stessi.

Da che ne ho memoria, non ho mai sinceramente compreso il motivo per il quale dovessi studiare e/o imparare a memoria tutti quei contenuti e quelle nozioni (a mio avviso sterili).

Fin dalla più tenera età mi è stato ripetuto ed insegnato quanto fosse importante la scuola, quanto i risultati che ottenevo all’interno di quell’istituzione determinassero quanto fossi una brava bambina o meno. Dunque, desiderosa dell’approvazione e dell’affetto dei miei familiari, degli insegnanti e del gruppo dei pari, eseguivo diligentemente ciò che mi veniva imposto.

Oggi, dopo ben tredici anni di scuola e cinque di università, ovvero più di diciott’anni dedicati allo studio, posso esprimermi correttamente, ho un linguaggio ricco di vocaboli e molte nozioni sono racchiuse in qualche meandro del mio cervello.

Purtroppo, però, nonostante le emozioni regolino i nostri comportamenti, le nostre decisioni e dunque le nostre azioni quotidiane – da quelle personali a quelle professionali – non ho mai ricevuto alcun tipo di educazione emotiva!

Ho trascorso più della metà dei miei anni ad apprendere contenuti dei quali purtroppo non ricordo pressoché nulla e mi ritrovo invece a dover chiedere aiuto e formarmi autonomamente per imparare a saper riconoscere e gestire le mie emozioni.

Ma allora perché all’interno di un’istituzione come quella scolastica non viene insegnato anche questo? Perché non viene data importanza all’educazione di un aspetto fondamentale per il benessere ed il successo di un individuo?

Il ruolo della scuola è quello di educare, formare ragazzi che siano in grado di affrontare la vita autonomamente, nel pieno rispetto di loro stessi e degli altri.

Il percorso che dovrebbe essere intrapreso all’interno della scuola, perciò, non dovrebbe comprendere solamente un aspetto teorico-nozionistico, ma anche – e a mio parere soprattutto – emotivo e sociale.

Dalla mia personale esperienza purtroppo ho constatato che nelle scuole italiane l’intelligenza emotiva non riceve l’attenzione che merita. Questo può avere conseguenze negative sugli studenti e di conseguenza sui futuri individui che contribuiranno a costruire la società in cui viviamo.

Per intelligenza emotiva si intende la capacità di riconoscere nel modo appropriato, e conseguentemente, di saper gestire le proprie emozioni e quelle degli altri. Gli effetti benefici di questa capacità sono molteplici: maggior consapevolezza di sé, della propria autoregolazione, essere in grado di trasformare le difficoltà in opportunità di crescita, instaurare rapporti sociali migliori, godere di un maggior benessere psicologico e di un livello più alto di autostima.

Sembra dunque che gli effetti dell’intelligenza emotiva siano competenze utili ed importantissime per chiunque e a qualsiasi età. Ma allora perché è un aspetto così trascurato nelle nostre scuole? E come potrebbe essere coltivato l’aspetto emozionale all’interno di esse?

Nel prossimo articolo scoprirai come uno strumento come l’arte possa concretamente aiutare all’interno delle scuole – e non solo – ad arricchire e potenziare le proprie abilità e la propria intelligenza emotiva.

Elisabetta Tisato

 

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